Si svolgera' a Napoli, il 21 marzo, primo giorno di primavera, la quattordicesima edizione della "Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie" promossa da Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie e Avviso Pubblico e con l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio del comune di Napoli, la Provincia di Napoli e la Regione Campania.
Lo spot radio
La Giornata della Memoria e dell'Impegno ricorda tutte le vittime innocenti delle mafie e rinnova in nome di quelle vittime il suo impegno di contrasto alla criminalità organizzata. Libera per la XIV edizione ha scelto la Campania, ha scelto Napoli, citta' dalle mille contraddizioni, dai mille colori. L'etica libera la bellezza. Riscattare la bellezza, liberarsi dalle mafie, e' lo slogan che accompagnera' questa giornata, durante la quale si incontreranno a Napoli oltre 500 familiari delle vittime delle mafie in rappresentanza di un coordinamento di oltre 3000 familiari. Saranno presenti rappresentanti delle Ong provenienti da circa 30 paesi europee.
Link: www.libera.it
giovedì 19 marzo 2009
Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie - XIV edizione
Etichette: mafia, manifestazionigiovedì 12 marzo 2009
Vota Provenzano
Etichette: documentari, mafia
(Clicca sull'immagine per vedere la locandina)
Vota Provenzano è un originale documentario di Salvatore Fronio. Un indagine sulla mafia, attraverso una finta campagna elettorale per Bernardo Provenzano, il boss mafioso rimasto latitante per oltre quarant'anni, che si candida a Primo Ministro per il paese con un suo schieramento dal nome "La Grande Famiglia Italiana".
Due giovani girano i centri abitati di Palermo, Napoli e Torino a bordo di un auto facendo propaganda in sostegno della candidatura del boss, e documentando le reazioni della gente.La finta campagna di Bernardo Provenzano è il punto di partenza del film, che analizza la percezione della mafia ai giorni nostri.
Negli ultimi anni l’immagine della mafia ha assunto fattezze nuove. Accanto alle scene di sangue e agli intrighi politici, hanno preso forma nuove figure che esaltano il potere e il successo che la mafia può garantire. Vari settori del mercato hanno fiutato il potenziale di questa nuova immagine, lanciando una serie di prodotti che hanno fatto del “made in mafia” una vera e propria passione.
Il film-documentario è stato proiettato in numerosi festival italiani ed è finalista di Italiani Brava Gente, festival ideato e sviluppato da CinemaItaliano.info.
E' possibile vedere il film in streaming ad alta definizione su streamit.it
Link: www.votaprovenzano.org - www.italianibravagente.info
un documentario di Salvatore Fronio
con Valeria Bernardi, Benedetta Marziali, Suomi Bombelli, Salvatore Fronio, Libero Colimberti
domenica 15 febbraio 2009
Radio Mafiopoli
Etichette: mafia, podcast, radio
Radio Mafiopoli è una Radio che va in onda esclusivamente sul web sotto forma di podcast, che ha come mission il disonorare la Mafia.
E' bello sapere che c'è chi ha ancora il coraggio di affrontare a viso scoperto niente di meno che la Mafia. E penso che, oggi più di ieri, queste persone hanno bisogno del nostro aiuto e del nostro incoraggiamento.
Perchè Radio MafiopoliM’ hanno chiesto – perché sfottere la mafia? Ho risposto – perché no? Siamo nell’epoca del culto per la credibilità e per l’onore, della comunicazione masticata e poi sputata, della dignità da discount; in tutto questo magma di garantismo avanzano nel borsellino, come la moneta, quelli che a ragion veduta dovrebbero essere il braccio armato della “cosa nostra di chi?” al soldo di qualche incravattato nelle stanze del potere. Perché sfottere la mafia? Perché siamo stanchi di questi falsi miti da fiction che qualcuno vuole convincerci possano tenere sotto scacco una nazione. Perché disonorare la mafia è una questione di onore. Perché è il nostro modo da giullari per urlare il nostro no. Perché fanno ridere mentre si mettono in posa per fare paura. Perché come diceva Peppino la mafia è una montagna di merda. Perché smontare la loro credibilità è il nostro modo per opporsi ad un racket culturale e in più ci divertiamo un mondo.
Giulio Cavalli
Io ho paura, ma non ho paura di avere paura.
Ho paura di questa sensazione liquida che ti entra nelle ossa più intime, di avere amici che ci pensano prima di girare le chiavi nella macchina. Ho paura di essermici abituato alla paura, di guardare solo per vedere, di ascoltare per sentire, di dovermi tenere da conto questo disturbo cronico viscidamente instabile. Ho paura di essere stato scippato di cosa qualche cosa non so. Ho paura di avere intorno una preoccupazione in divisa e organizzata, ho paura dello sbuffo della porta, ho paura dei respiri se non li vedo in faccia. E ho rabbia, rabbia instabile che mi prende in giro mentre balla la polka braccio sotto il braccio della mia paura. Rabbia per aver perso la paura quella vergine, quella che arriva come un giallo al semaforo freno-frizione prima che sia ancora verde. Ci si abitua a tutto però, chiedete a Pino, chiedete a Rosario, chiedetelo a Sergio, a Roberto, a Carmelo. Ci si abitua a tutto a Mafiopoli. E la paura e la rabbia e quella lingua fredda e continua sulla schiena diventano un neo. E al secondo specchio non lo noti più.
Ma ho paura anche di queste facce sempre così sicure, ho paura degli untori certi di verità certa, di quelli che ci raccontano come dovremo fare, cosa dovremo essere, con che camicia coprire il neo. E ho rabbia, per niente sana, per chi ce la racconta la nostra paura, per chi la rivende al mercato delle elezioni, per chi no non è niente, sì in fondo è tutto, è normale , passerà, è una vergogna, grazie prego oppure tornerò o meglio ancora bum bum, alla radio mafiopoli.
C’è una porta che non riesco a scardinare. Ci ho provato con i coltelli e i cacciaviti della penna, poi l’ho presa a calci, con la testa e poi con tutti quei pezzi e barattoli che mi stanno legati da un po’ alla caviglia. Mi sono anche seduto di fianco, al buio, un tubo dietro alla schiena e piangevo e scongiuravo di aprirsi.
E dietro c’è l’arroganza di credere che se non ci riesci tu, dico almeno a scriverla farne uno schizzo un paio di volantini imbevuti di pioggia e colla sui lampioni, ecco allora è la tua paura è un re nudo. Che viene fotografata, scritta e raccontata da uno spigolo, un particolare o al massimo di mezzo riflesso. È un re nudo la mia paura. E la rabbia ci ride per giorni e giorni, questa rabbia che mi calpesta lo stomaco mentre balla la polka.
Il principe e gli elfi che gli tengono il mantello mi hanno sempre detto che non bisogna raccontarla la filastrocca di questa paura nuda con la corona in testa, che con un colpo di stato mi si è insediata nel cervello. Chissà come ridono oggi. Da spanciarsi fino a sporcare il mantello.
Ma oggi chiamo arimo e me la tengo, almeno la paura di avere paura. Di non poterla dire se non hai almeno un capitolo, uno straccio di identikit.
Com’è pornografica la balera nevrotica giù a Mafiopoli, com’è comica questa schizofrenia che si traveste tutte le mattine da sacerdotessa tragica e muta. Com’è alta questa parete da riderci sopra piano e sempre con la bava e la solitudine di una lumaca. Com’è meno musicale, televisiva, da palco o da fine serata di come ce l’hanno impacchettata.
Ecco io oggi vorrei, a Mafiopoli, che nell’assemblea quella sotterranea degli scemi del villaggio, io vorrei che si decidesse di restituirgliela questa paura. Fargliela trovare pelosa nel caffè della mattina, o che gli cammini a otto zampe sulla faccia. A loro che l’hanno sempre vista da dietro, la paura, con l’odore di sparo, colla e benzina. Restituirla un secondo. Come l’acqua nelle scarpe. Perché cari tutti i Totò di Mafiopoli, perché voi non lo sapete ancora che dalla paura non ci si esce né dissociati né pentiti.
Restituirla un secondo per vedere che forma ha da fuori, da lontano, e per pisciarla fuori mentre si ride, si ride alla mafiopolitana.
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